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Artisti anni 80 : MARINA FIORDALISO

Marina Fiordaliso, nota con il nome d'arte di Fiordaliso (Piacenza, 19 febbraio 1956), è una cantante italiana di musica pop rock, con spazio al sottogenere melodico.

 

Nel 1982, grazie alla vittoria a Castrocaro, Marina accede di diritto al Festival di Sanremo 1982 nella sezione "A" come aspirante e da allora, per un decennio, sarà una presenza fissa al Festival ligure.

La cantante si presenta scegliendo come nome d'arte il solo cognome, Fiordaliso, e interpreta Una sporca poesia, il suo primo successo.

Pur non arrivando in finale il pezzo, musicato da Pinuccio Pirazzoli e Franco Fasano su testo di Depsa, raccoglie i favori della critica e ottiene un buon riscontro radiofonico[senza fonte].

Il 45 giri Una sporca poesia esce per l'etichetta Durium, con Il canto del cigno (scritta da Zucchero) sul lato B.

Nell'autunno del 1982 esce un secondo singolo, intitolato Maschera, con Il mago non c'è sul retro, che, pur essendo di buon livello, non ottiene riscontri, perché oscurato dal buon successo raggiunto dal pezzo del Festival molto trasmesso dalle radio.

Nel 1983 partecipa, con maggiore fortuna, per la seconda volta al Festival di Sanremo con il brano Oramai, scritto ancora da Depsa, stavolta insieme ad Angelo Valsiglio e Claudio Daiano (già autore di Sei bellissima, per Loredana Berté, con cui qualcuno inizia a fare dei primi paragoni, sia per la potenza della voce che per il particolare timbro rauco), che classificandosi al terzo posto nella categoria delle Nuove Proposte, arriva in finale, classificandosi al sesto posto e ottenendo il premio della critica fra le Nuove Proposte.

Dopo l'exploit del Festival, Gianni Morandi la sceglie come supporter per il suo nuovo tour, in cui, oltre al successo Oramai, canta il nuovo brano Favola triste mai più pubblicato su disco, e duettando con Morandi, accompagnata dal gruppo Coro degli Angeli, tra gli altri, nei brani In bicicletta, di Riccardo Cocciante, Poster, di Claudio Baglioni e La compagnia, di Lucio Battisti.

Nell'autunno del 1983 Fiordaliso passa sotto la produzione del paroliere e produttore musicale Luigi Albertelli e la Durium fa uscire il primo album, intitolato semplicemente Fiordaliso. Nel disco, passato quasi del tutto inosservato anche a causa della mancanza di un brano portante, trovano spazio, tra i brani, quasi tutti scritti dalla coppia Albertelli-Malepasso, anche un pezzo scritto da Flavio Premoli e Giangilberto Monti ed un altro musicato da Enrico Riccardi su testo dello stesso Albertelli.

Il disco non contiene i singoli fino ad allora proposti, né Una sporca poesiaMascheraOramai, e neanche Favola triste, incisa qualche mese dopo, da Silvia Conti e squalificata dal Festival di Sanremo 1984, perché già cantata in precedenza dalla stessa Fiordaliso.

Nel 1984 Fiordaliso partecipa, per la terza volta consecutiva, al Festival di Sanremo, raggiungendo l'apice del suo percorso sul palcoscenico dell'Ariston con Non voglio mica la luna, il suo più grande successo in assoluto, anche fuori dai confini italiani, scritto per lei dall'amico e collega Zucchero Fornaciari (insieme ad Albertelli e Malepasso), con il quale si classifica al quinto posto nella categoria dei «Campioni» (prima tra le donne) ed arriva ai primi posti delle classifiche in Italia, Spagna ed America Latina.

Visto il grosso successo per l'occasione viene ristampato anche il primo omonimo album, uscito soltanto pochi mesi prima, con l'aggiunta del brano sanremese, da cui il long playing prende il suo nuovo titolo Non voglio mica la luna.

Visti i grossi riscontri commerciali del brano di San Remo anche nei mercati di lingua spagnola, poco dopo il long playing esce anche in un'altra versione, per la Spagna e per l'America latina, intitolata Yo no te pido la luna contenente brani in italiano ed adattamenti in spagnolo riscuotendo un ottimo risultato di vendite.

Il brano diventa popolare anche in Germania, Svizzera, Francia e in tutti i paesi nell'Europa dell'Est, dove viene stampato con una singolare edizione.

All'inizio dell'estate, sull'onda dell'enorme successo sanremese, esce dapprima un nuovo singolo Li-be-llu-la, con il quale partecipa a Festival di Saint Vincent e subito dopo un Q Disc, intitolato "Discoquattro" contenente 4 brani: Piña tropical in lingua spagnola, un duetto con Enzo Malepasso dal titolo Parliamo, la sensuale Fare l'amore e il nuovo singolo Li-be-llu-la. Quest'ultimo pur non arrivando in vetta alla Hit Parade come il singolo sanremese, raggiunge un buon successo di vendite e radiofonico e a tutt'oggi è uno dei brani più conosciuti e cantati di Fiordaliso.

Al termine della tournée estiva italiana, parte il suo primo lungo tour mondiale che, oltre all'Europa, tocca Sudamerica, Russia, Cina e Giappone.

Sempre nel 1984, Fiordaliso collabora al 45 giri "È bello dire che ti amo", di Enzo Malepasso autore, produttore e compagno dell'epoca della cantante piacentina.

All'inizio del 1985, Marina interrompe la tournée per partecipare, per la quarta volta consecutiva, al Festival di Sanremo, dove otterrà ancora un buon successo - pur non eguagliando l'exploit commerciale dell'84 - per l'intensa interpretazione del brano Il mio angelo, che esce su 45 giri e raggiunge ben presto un discreto successo di vendite. Il brano sanremese, molto diverso dalle atmosfere del brano dell'anno precedente, scritto appositamente per l'artista piacentina da Luigi Albertelli ed Enzo Malepasso, è dedicato al figlio primogenito, e rappresenta di fatto una svolta verso uno stile più maturo e intimistico.

Subito dopo il Festival, viene pubblicato il nuovo album, "A ciascuno la sua donna", nel quale interpreta canzoni appositamente scritte per lei da alcuni dei cantautori italiani più famosi, tra cui: Zucchero Fornaciari, Fabio Concato, Dario Baldan Bembo, Enrico Ruggeri e Vasco Rossi. Quest'ultimo, in particolare, scrive Sarà migliore, il cui video dal vivo viene scelto come sigla TV di una trasmissione musicale di Italia 1, mentre lo stesso Vasco riprenderà la canzone in una sua raccolta del 2000. L'album molto curato negli arrangiamenti e nella veste grafica, affidata a Luciano Tallarini, ottiene un buon successo radiofonico e di vendite.

Nella primavera dello stesso anno partecipa al Festival di Saint Vincent (Un disco per l'estate) classificandosi al terzo posto con il nuovo singolo Sola no io non ci sto tratto dall'album A ciascuno la sua donna.

Quest'ultimo brano viene pubblicato su singolo in Spagna e America latina con il titolo Sola no yo no se estar e riscuote anch'esso un grande successo, sull'onda del quale viene pubblicato l'adattamento in spagnolo dell'album A ciascuno la sua donna che, per questi mercati prende il titolo Sola no yo no se estar.

Nel corso del 1985 esce esclusivamente per il Messico e la Spagna un nuovo 45 giri Vive con il quale ottiene ancora un buon successo di vendite.

La lunghissima tournée mondiale si conclude soltanto in autunno, con l'uscita dell'album dal vivo Dal vivo per il mondo, che ne celebra i momenti migliori. Oltre ai suoi successi, il nuovo lavoro contiene un medley di classici di cantautori italiani dove l'artista mette in luce le sue ottime qualità di interprete, l'inedito in lingua inglese You know my way, e Sola no yo no se estar, versione in lingua spagnola di Sola no non ci sto.

Nel 1986, inaspettatamente, poiché non supportata da un nuovo 33 giri di inediti, Fiordaliso, nell'intento di imporsi definitivamente tra le primedonne della canzone e ripetere il grosso riscontro commerciale del 1984, partecipa al suo quinto consecutivo Festival di Sanremo, con il brano, Fatti miei, una ballata di buona fattura con accenti blues. Il brano, autobiografico e al quale l'artista è molto legata, scritto appositamente per lei da Zucchero, arrangiato da Peppe Vessicchio e prodotto da Michele Torpedine (allora produttore di Zucchero) viene pubblicato solo come singolo. Seppur qualitativamente superiore alla sua produzione precedente, purtroppo non raggiunge il grosso successo discografico dei brani sanremesi del 1983, 1984 e 1985.

In occasione del Festival di San Remo, viene ristampata poi la seconda edizione dell'LP Dal vivo per il mondo che contiene nel lato A Fatti miei al posto dell'inedito You know my way contenuto nella prima edizione del 1985.

Dopo un nuovo lungo tour estivo, che si conclude a settembre, Marina partecipa come ospite a Premiatissima '86, in coppia con Pupo, con cui presenta il brano La vita è molto di più. Il pezzo, arriva in finale e si piazza al terzo posto, esce come singolo e riscuote un discreto successo di vendite.

Sempre nel 1986, la cantante promuove e prende parte in prima persona, assieme a Nino D'Angelo, Pupo Fausto Leali e altri artisti, all'iniziativa di beneficenza e al relativo disco Cantando per la mamma, che ospita inoltre un gruppo di bambini. Il ricavato del disco viene devoluto all'Istituto per ragazze madri del Fanciullo abbandonato di Milano.

Nel 1986 in Messico, in coppia con il cantautore messicano Lorenzo Antonio, incide la versione spagnola di We've got tonight di Bob Seger (in Italia portato al successo da Gianni Morandi in coppia con Ami Stewart dal titolo Grazie perché ) con il titolo El idioma del amor e contenuto nell'album di quest'ultimo che arriva ai primi posti delle classifiche messicane.

Il 1986, come detto, è l'anno che Marina dedica quasi interamente ai mercati sudamericani e spagnolo dove pubblica, due singoli di grosso successo: Desde Hoy versione spagnola di Fatti miei, e Siento e due album:Canta en espanol e Fiordaliso che escono rispettivamente in Spagna e Messico. Entrambi contengono adattamenti in lingua spagnola di alcuni brani della produzione precedente e dei due 45 giri Siento e Vive scritti esclusivamente per i mercati sudamericani e mai pubblicati in Italia nella versione italiana.

Nel 1987, per la prima volta dal debutto del 1982, Fiordaliso non partecipa a Sanremo. Esce in primavera il suo terzo album in studio, intitolato Fiordaliso, contenente 10 brani, a cui Marina partecipa attivamente, con la composizione di 7 testi di suo pugno.

L'album, arrangiato da Dado Parisini (collaboratore di Raf) e curato nella veste grafica da Luciano Tallarini (collaboratore di Mina, Loredana Bertè, Mia Martini e altri ancora) è dedicato alla nonna, da poco scomparsa, alla quale la cantante era molto legata.

Il 45 giri estratto dall'album Il canto dell'estate , con il quale l'artista partecipa all'edizione di Saint Vincent del 1987, è curato, per la musica, da Umberto Smaila mentre nel testo da Luigi Albertelli.

Oltre a Il canto dell'estate, vengono promossi Volando sognando, Vicino al Cielo una reinterpretazione di A touch of Paradise, del cantautore australiano John Farnham e l'autobiografico I giorni dell'addio.

L'album del 1987, l'ultimo realizzato per la casa discografica Durium, pur rimanendo uno dei lavori più interessanti e curati di Fiordaliso, riceve però, così come il singolo, una scarsa promozione e distribuzione e non ottiene il successo dei lavori precedenti.

Dopo il tour estivo, parte per il tour invernale, durante il quale Fiordaliso si esibisce nei teatri e nei palasport di tutta Italia. In quello stesso anno, tra l'altro, la cantante prende parte, insieme a Paolo Mengoli, ad un programma radiofonico che va in onda tutte le domeniche su Radio Uno.

Sempre del 1987 vengono pubblicati due greatest-hits per il mercato ispanico: il primo intitolato semplicemente Fiordaliso destinato al pubblico di lingua spagnola del mercato statunitense e l'altro dal titolo Otra historia de amor per il Messico.

Nel 1988, un cambio di rotta. Lasciata la Durium passa alla major EMI, che nell'intento di imporla definitivamente tra le primedonne della canzone, le cura un look molto più raffinato ed elegante (ideato dall'allora emergenti Dolce e Gabbana) e la affida sotto la produzione artistica di Toto Cutugno, ma la indirizza verso uno stile legato al filone melodico italiano allontanandola dal suo stile più grintoso, autobiografico e intimistico che l'avevano imposta e contraddistinta fino ad allora.

Fiordaliso ritorna quindi al Festival di Sanremo, dove presenta il melodico Per noi, scritto interamente da Cutugno e classificandosi all'ottavo posto nella categoria dei «Campioni». Il pezzo, originariamente pensato per Mina, diventa poi un duetto presentato all'Ariston con il corista Claudio Cabrini, una potente voce maschile simile a quella di Fausto Leali. Subito dopo il festival, esce il singolo (con la versione strumentale sul lato B) e parte il tour promozionale, che dura quasi tutta l'estate. Il singolo ottiene un buon successo discografico e staziona per alcune settimane nelle zone alte della hit parade.

La tournée e l'uscita dell'annunciato nuovo album, mai più pubblicato in seguito, vengono infatti interrotti, perché Marina è in attesa del suo secondo figlio, che nascerà all'inizio dell'anno successivo.

Il 3 gennaio del 1989, nasce infatti Paolino, e Fiordaliso, in splendida forma, partecipa ancora per la settima volta, al Festival di Sanremo, dove presenta, per il secondo anno consecutivo, un pezzo melodico firmato da Toto Cutugno, e intitolato Se non avessi te, che si piazza al sesto posto e ottiene un grosso successo di vendite, restando nella sola Top 20 per 8 settimane consecutive, e raggiungendo il Numero 10 per due volte a distanza di tre settimane.

La nuova fase della sua carriera musicale con la EMI, seppur riscuotendo buoni consensi di vendite con i singoli di Sanremo, non permette ancora all'artista piacentina di affermarsi definitivamente come primadonna della canzone italiana poiché, contrariamente alle sue colleghe, non è supportata da nuovi lavori di inediti capaci di impreziosire e allargare il suo repertorio e dargli dei riscontri commerciali e artistici anche al di là delle boccate di popolarità assicurategli dalle troppo frequesti presenze festivaliere, che, invece, ne limitano le sue qualità artistiche comunque lontane dalla cifra stilistica voluta da Toto Cutugno.

E difatti nella primavera del 1989 esce solo un album antologico, "Io... Fiordaliso", prodotto da Cutugno, che comprende 7 brani già editi (tra cui il duetto Per noi) e solo 2 inediti: il nuovo pezzo sanremese, Se non avessi te, e Ora che ci sei, grande successo in Spagna e presente nel lato B del 45 giri sanremese.